La storia del vino in Grecia – I periodi dell’occupazione turca e dei primi anni dopo l’indipendenza

Durante l’occupazione turca (1453 – 1821), i turchi ottomani, soprattutto a causa della loro religione e a differenza di altri conquistatori, non hanno colto la ricchezza del vigneto greco. Nella migliore delle ipotesi, dopo la caduta di Costantinopoli, hanno permesso ai viticoltori di produrre il proprio vino come hanno fatto migliaia di anni fa i loro antenati, fornendo anche i privilegi del commercio nelle isole o di autonomia (trattato di Tamasi). Nel peggiore dei casi, hanno posto il divieto di bere vino e hanno distrutto i vigneti. Da un lato la religione musulmana ha vietato il consumo di vino e anche la coltivazione dei vigneti da parte dei musulmani, ma dall’altro ha permesso la riscossione delle imposte per la viticoltura e la produzione vinicola da cristiani greci. Così, in molte regioni dell’Impero Ottomano, dove i residenti continuavano a produrre vino, i governanti locali trattenevano una quantità di vino prodotto. In molti casi, i residenti si sono rifiutati di “versare” questo tributo, così molti vigneti sono stati abbandonati o distrutti per rappresaglia, mentre altri, storici vigneti, hanno continuato ad essere coltivati. Nel continente, i monasteri, proprietari di grandi vigneti, e le prime cantine organizzate, hanno aiutato in molte aree a preservare gran parte dei vitigni. Il più importante era lo stato monastico di Monte Athos, che già produceva i famosi vini di Meteora. Durante la turcocrazia, molti viaggiatori hanno registrato le loro impressioni sulla sconosciuta e un tempo gloriosa Grecia, entrando in contatto con la vigna e l’unicità di molti ecosistemi e varietà che hanno incontrato. Principali regioni produttrici di vino di quel periodo è Siatista, Naoussa, Tirnavos, Rapsani, Nemea e, naturalmente, le isole del Mar Egeo, Ionio e Creta.

La rivoluzione greca del 1821, in un clima soffocante all’interno del paese e di filoellenismo e sostegno politico dall’estero, è stata inevitabilmente disastrosa per i vigneti greci. Mentre gli ex governanti distruggevano la ricchezza del nemico, i ribelli abbandonavano potatura, vendemmia e vinificazione per prendere le loro armi. Nei primi anni dell’indipendenza, cioè dalla nascita dello stato greco come indipendente, sono iniziati anche i primi sforzi di viticoltura e di vinificazione e sono apparsi i primi enologi greci che però, in pratica, hanno fallito, dato che per un altro secolo i Greci hanno cercato di liberare la loro patria. Anche allora però, il commercio e le esportazioni del vino di Santorini è continuato. Tuttavia, nei primi anni dopo l’indipendenza e in particolare dopo la metà del 19° secolo, sono nate le prime grandi cantine di proprietà o in comproprietà con grandi cantine europee (in Achaia Clauss e in Cefalonia O’Toole) gettando le basi della moderna viticoltura greca. I loro vini sono stati i primi ad essere esportati in europa. Hanno dato seguito altre importanti aziende vinicole in Attica come Kambàs. I primi Enologi greci con studi in Francia tornano a casa, mentre la Grecia espande i suoi confini annettendo i territori delle Isole Ionie e della Tessaglia, raggiungendo circa la metà della misura corrente. Rimanendo nei primi anni dell’indipendenza dello Stato greco, verso la fine del 19° secolo, mentre la fillossera distrugge i vigneti francesi, la maggior parte della produzione di vino greco si dirige verso la Francia. Poiché la produzione è insufficiente, inizia la produzione massiccia di uvetta (Stafiditis di Corinto) e molti vigneti di altre varietà vengono trasformati in vigneti di uva sultanina. Dopo pochi anni la domanda diminuisce, provocando la crisi dell’uva passa, con conseguenze devastanti per la produzione e l’economia greca. Alla fine del secolo la fillossera si presenterà anche in Grecia, ad aggravare la situazione. La prima metà del 20° secolo si dimostra ancora più drammatica per il vino greco: fillossera, scomparsa di alcuni vigneti storici e di alcuni vitigni, perdita del mercato vinicolo, migrazione della popolazione, incapacità dello Stato di organizzare la produzione e, peggio ancora, milioni di greci vengono sradicati dalle loro case in Asia Minore e nel Ponto, mentre guerre distruttive in sequenza (Balcaniche, mondiali, e quella civile), finiranno il lavoro che ha cominciato la fillossera.

Fonte: Newwinesofgreece

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