Art Space – Nikteri 2011

Assyrtiko (100%) – 14,5%

Solstizio di vino

illumina
spalanca la porta degli uomini

Impetuoso
Forte come il sole di giugno

Allunga ed espande il sentire fino al massimo
poi ritira e si condensa nel respiro cosmico dell’umano
al di là della soglia

E là, Dioniso spiega le vele

Ti invita a salire

Viaggio per cuori impavidi
come solo i cuori puri sanno essere

Evì Evàn

 

Agnese


Il Nikteri di Antonis, un’ode a Santorini come quella di Odysseas Elytis:

“Sei emersa dalle viscere del tuono
Rabbrividendo fra le pentite nuvole
Pietra amara, provata, imperiosa
Hai chiesto come primo testimone il sole
Per incontrare insieme il rischioso splendore
Per aprirti con un’eco trionfante al mare aperto”

Soffia il Meltemi quando Oriente ed Occidente s’incontrano nel Mediterraneo. Trasporta l’anima di Santorini, lo iodio e l’ambra, essenze del mare burrascoso; il riflesso chiaroscuro della pomice e della roccia basaltica, del magma che fu; il meraviglioso profumo dei fiori bianchi, della buccia degli aranci amari e del fichi d’India maturi; il fuoco macerato del sole ellenico, potente, travolgente, emozionante. Intensità verticale a picco su un sorso freschissimo, dinamico, eroico; un lungo viaggio per cuori impavidi. Un’opera d’arte da esporre ad una delle più interessanti gallerie d’arte d’Europa, a undici metri sotto terra.

 

 

 

Gavalàs – Vinsanto 1995

Assyrtiko, Athìri, Aidàni – 9,5%

Annuso la Grecia e mi emoziono. Qui trovo tutto; il trito e ritrito sirtaki e le poesie dell’immenso Odysseas Elytis. Trovo il tramonto di Santorini e il Meltemi, la Grecia che mi ferisce e quella che mi rende orgoglioso. Il sacro e il profano, l’azzuro e il dorato, il bianco e il blu notte. Trovo un ulivo, una vite e una barca (tutto quello che serve per rifare la Grecia cit. Odysseas Elytis), la fatica e il sorriso, i marmi del Partenone e la povertà. Trovo l’incenso della chiesetta ortodossa e l’uva passa che lo stesso Esiodo mi ha insegnato a preparare: “Quando Orione e Sirio giungono in mezzo al cielo e Io dalle dita rosa può vedere Arturo, allora taglia e porta a casa tutte le tue uve. Stendile per dieci giorni sotto il sole e per cinque all’ombra.” C’è la frutta candita e quella secca tostata, albicocche, mandorle e noci, i fichi dolcissimi e la cannella. Denso ma freschissimo, sfodera un’ossidazione controllata meravigliosa, una “pienezza” che colma l’anima e una ricchezza che i soldi non potranno mai offrire. Non finisce mai e mai finirà. Grazie George Gavalas.

Sorseggiando a Santorini – Luglio 2016


Haridimos Hatzidakis

Visita alla nuova cantina sotterranea (in anteprima) di un grande vigneron. Questi i vitigni locali che coltiva, oltre il famoso Assyrtiko: Aidani, Mavrotragano e Voudomato o Voidomatis.


George Gavalas

Recentemente premiato dallo stato greco per il suo grande lavoro nel recupero di varietà praticamente estinte, George Gavalas, con pazienza e amore, è riuscito a “resuscitare” il Katsanò, un vitigno eccezionale ma molto sensibile alle malattie e dalle rese molto basse. Nelle mani di George riesce a regalare emozioni forti con il nettare prodotto. Oltre all’Assyrtiko, Aidani, Mavrotragano e Voudomato, coltiva anche la varietà Athìri.


Antonis Argiròs

ArtSpace è un’azienda vinicola e distilleria costruita nel 1830 e, nello stesso tempo, una delle più interessanti gallerie d’arte d’Europa. Un tempo qui si produceva anche polpa dal famoso pomodorino di Santorini. La quarta generazione dei vignaioli di ArtSpace si materializza nella persona di Antonis Argiròs, che porta avanti la tradizione della famiglia nella piccola Canava di Santorini (la più piccola dell’isola) rispettando la natura e la persona, rifiutando l’uso della chimica e di altre diavolerie. 7000 bottiglie la produzione totale.

Hatzidakis – Assyrtiko de Mylos Vieilles Vignes 2013

Assyrtiko (100%) – 15%

Alzo il calice, bevo, e provo esattamente questo:

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Vigne ultra-centenarie del vigneto Mylos; vendemmia a maturazione avanzata; macerazione sulle bucce per 12 ore; riposo sui lieviti indigeni in vasche d’acciaio per 10 mesi; non filtrato; nessuna aggiunta di solforosa. L’anima dell’Assyrtiko si trova in questa bottiglia e quando la liberi, come il genio della lampada, è pronta a soddisfare i tuoi desideri. Riflessi dorati attirano lo sguardo e aromi inebrianti l’olfatto. Agrumi maturi, pera, caprifoglio, miele, pierre à fusil, iodio. Un vortice di profumi si trasforma in emozioni in un volo immaginario sopra l’isola di Santorini. La sua freschezza, meravigliosa e tagliente, spazza via ogni dubbio, abbiamo a che fare con un campione. Estremamente secco e minerale, sfodera un equilibrio (fra marcata sapidità, esuberante freschezza, alcol ricco e tannino sottile) che sfiora l’armonia. Corpo pieno e lunghezza interminabile per un nettare che ci lascia in bocca l’agrodolce del bergamotto e la carezza delle onde del mare. Superbo!

Un vino così speciale merita di essere accompagnato da un piatto altrettanto speciale, e allora decido di far incontrare la Grecia Moderna con la Grecia Antica, Hatzidakis di Santorini con Timachida di Rodi. Ma chi era Timachida? Ce lo spiega il bellissimo sito La Cucina di Timachida:

“In Grecia, 2200 anni or sono, per essere riconosciuto come cuoco bisognava frequentare due anni di durissima Accademia gastronomica, e Timachida ( Τιμαχίδας) di Rodi,  l’Artusi della Grecia classica, scrisse ben undici volumi su “diverse sorte di banchetti” . I volumi furono tradotti in epoca medioevale da Arnaldo Zamperetti da Cornedo, principe feudale veneto nonchè medico, storico, mecenate ed appassionato viaggiatore  il quale,  trovandosi a Rodi in missione diplomatica come ambasciatore della Serenissima Repubblica di Venezia, scoprì in una ricca biblioteca gli interessanti scritti. Il Principe Zamperetti ,  venuto a contatto con la Scuola medica salernitana, con la quale studiò il contenuto degli scritti di Timachida, promosse la dottrina ippocratica che sosteneva esistere una stretta correlazione tra alimentazione e salute . Grazie quindi anche al Principe Zamperetti ed ai frequenti conviti e cenacoli culturali da lui tenuti al castello Zamperetti in Cornedo Vicentino, molte “sane” ricette dell’antica cultura greca entrarono nelle abitudini gastronomiche venete ed ancora oggi esistono immutate.

La Grecia culla della gastronomia mediterranea.

I  Romani, conquistando ed occupando la Grecia ne scoprirono gli eccezionali pregi gastronomici assorbendoli e trasferendoli in tutto il territorio dell’Impero . Così la cucina greca passò a Roma, poi all’Impero bizantino quindi in Italia ed in Europa . Si può quindi affermare che tutte le cucine europee, furono influenzate dalla cucina greca.”


Il dardo di Eros – Pesce spada con uva passa e pinoli

Nell’antica Grecia il pinolo era ritenuto assai prezioso perché per maturare gli occorrono tre anni, e trenta chili di pigne offrono solo un chilo di pinoli. Inoltre presso i greci il pinolo assunse una diffusa fama di straordinario potenziatore di fertilità e di energia sessuale. Durante le feste propiziatorie di fertilità, delle pigne ancora chiuse venivano gettate in fosse scavate nella terra perchè simboleggiavano con la loro forma l’attributo maschile ancora gravido del seme. Qusta fama passò poi ai romani , tanto che Ovidio nella “Ars amatoria” li elogiò come uno dei pochi cibi sicuramente capaci di favorire l’amore. Plinio scriveva: “i pinoli spengono la sete, calmano i bruciori dello stomaco e vincono la debolezza delle parti virili”.

Timachida ci suggerisce questa ricetta evidenziandone nel titolo anche le doti afrodisiache

Per 6 persone:

  • 6 trance di pesce spada (spessore 2cm),
  • 2 manciate di uvetta sultanina,
  • 2 manciate di pinoli,
  • 2 cipolle rosse,
  • 1 cucchiaio olio e.v.o.
  • sale e pepe bianco q.b.
  1.  Scaldare un pò di olio di oliva in padella,
  2. tagliare finemente la cipolla,
  3. mettere in padella la cipolla con l’uvetta e i pinoli,
  4. far colorire appena,
  5. mettere i tranci di pesce spada precedentemente pepati e salati leggermente,
  6. spruzzare con vino bianco Rodio
  7. cucinare per circa 45′ con coperchio.

Hatzidakis – Santorini Cuvée 15 2012

Assyrtiko (100%) – 14,5%

Sorrido. Ogni sorso è un ricordo, un’immagine; la visita a Hatzidakis, la Caldera, il tramonto del sole visto da Oia, le incredibili viti che compongono il Vigneto di Santorini..questo nettare prezioso riesce a emozionarmi, è uno di quei vini che mi ricorda perché amo la “bevanda degli Dei”. “Guarda il calor del sol che si fa vino,
giunto a l’omor che de la vite cola” diceva il Sommo Poeta; è praticamente quello che fa Haridimos Hatzidakis, osserva le sue vigne, le assiste, cerca di far esprimere loro l’enorme potenziale che questo territorio racchiude dentro di sé. Per riuscire a raggiungere il suo scopo cerca di intervenire il meno possibile, sia in vigna che in cantina; usa i lieviti indigeni, ripudia i diserbanti e i pesticidi, non filtra il suo vino..e le sue vigne lo ripagano con capolavori come questo. Paglierino con riflessi dorati, come i primi raggi del sole che scaldano l’isola e risvegliano i profumi; fiori bianchi dolci profumatissimi, albicocche e pesche appena raccolte dall’albero, agrumi succosi e fiori di limone, rosmarino e salvia ancora bagnati dalla rugiada, quel sentore iodato che tradisce l’essenza dell’isola e quella mineralità vulcanica che è il marchio di Santorini..emozione pura..ed equilibrio..ed eleganza. E quando le papille gustative vengono raggiunte dall’onda di Santorini, sgrano gli occhi mentre vengo travolto da un’acidità tagliente, da una salinità marcata, da un sorso “nervoso” e nello stesso momento maturo, complesso e fine. Corpo pieno, pulizia e precisione, lunghezza e persistenza interminabili. Vitale.