“JURA. Il territorio, i vignaioli, i vini” – TABARRO (PR), Giovedì 24 Settembre 2015

Va ora in onda dal Tabarro di Parma, la presentazione, da parte di Samuel Cogliati, del volume di François Morel, caporedattore della rivista indipendente LE ROUGE & LE BLANC, Jura. Il territorio, i vignaioli, i vini”. Si tratta di una piccola regione, piuttosto fredda, “stretta” fra la Borgogna e la Svizzera, dai vitigni “strani”, come Savagnin, Trousseau e Poulsard, oltre allo Chardonnay e il Pinot Noir; una regione viticola che ha saputo rinnovarsi e diventare un punto fermo dell’enologia francese per la bontà e la particolarità dei suoi vini, passando da un ruolo da comparsa ad un ruolo da protagonista. L’Oste (con la O maiuscola) Diego Sorba, sceglie per noi otto etichette rappresentative dello Jura con comune denominatore il rispetto per la natura.

Domaine des Miroirs – “Les Saugettes”-Mizuiro 2013: Kenjiro Kagami è un ingegnere giapponese e vignaiolo talentuoso. Arriva in Francia nel 2001, studia enologia, e da qualche anno si “accasa” nel cuore dello Jura per fare vino, un vino che lo rispecchia; chiama, così, la sua Tenuta Domaine des Miroirs, visto che Kagami in giapponese significa specchio. Il vino in degustazione è un Chardonnay, un vino splendido, dove si esalta la frutta bianca e la mineralità pungente. Puro al naso e in bocca, dall’acidità tagliente e dalla “burrosità eterea”, “si agrappa” alla memoria e non la lascia più, anche dopo la fine della serata.

Domaine Labet – Chardonnay “La Reine” 2013: Vigne piantate nel 1920 per questo Chardonnay, dove il legno cerca di rubare la scena senza riuscirci particolarmente, rimanendo in seconda fila. In prima fila, invece, troviamo le erbe aromatiche, i fiori, la mela e il limone, le spezie e i minerali. Denso e fresco al palato, accattivante e potente, lascia un lungo ricordo leggermente amaricante.

P. Overnoy-E. Houillon – Arbois Pupillin “Capsule Beige” 2005: Superbo. Borgogna e Jura si fondono in un vino che ha trovato in me un fedele innamorato. Minerale (grafite), fruttato, ricco, potente, elegante. Freschezza meravigliosa, sorso secco, polposo, salino..magico, e interminabile.

Lucien Aviet – Arbois “Cuvée des Géologues-Trousseau 207” 2011: Curiosamente, 207 giorni di macerazione sulle bucce non sono bastate per conferire un colore carico a questo vino. Delicato al colore, così come al naso, esprime sentori di frutti di bosco (ciliegie, fragoline) e di spezie piccanti (pepe nero). Di media complessità, offre un sorso ancora delicato, giustamente fresco e gustoso.

Philippe Bornard – Arbois Pupillin Ploussard “La Chamade” 2005: Profuma di ciliegie e di humus. Finemente speziato e, inizialmente, con la presenza di una leggera carbonica, mostra un sorso fresco e tannini rotondi per un vino succoso e piacevole.

Domaine de la Pinte – Arbois ” Les Grandes Gardes” 2005: Pinot Noir di media intensità aromatica, con sentori di prugne, fragole, spezie e note animali di cuoio. Al palato l’acidità non eccelle e il sorso si presenta un po’ corto.

Domaine Pignier Côtes du Jura Savagnin 2009: Leggera ossidazione e buona complessità per questo Savagnin; Dorato nel calice, al naso domina la frutta secca, noce in primis, ma anche mandorla e albicocca candita. Chiude leggermente affumicato. Molto fresco e fine al palato, ci regala un sorso espressivo e lungo.

Domaine Macle – Château Chalon 2004: Oro che abbaglia. La noce si impossessa del naso ma è solo l’inizio. Note affumicate e idrocarburiche, che ricordano l’acquaragia, “serpeggiano” poco lontano, poi sedano, spezie orientali, mela e agrumi citrini. Estremamente secco al palato, fresco e lunghissimo. Un fine serata pirotecnico, spettacolare.

 

 

Visita alla Cantina San Biagio Vecchio

 

Andrea Balducci e Lucia Ziniti sono giovani e pieni di energia e sogni. Il sogno di Andrea comincia nel 2004 quando subentra al parroco-vignaiolo Don Antonio Baldassari e comincia a condurre la Cantina. Nel 2008 arriva Lucia e il sogno diventa realtà, una bella realtà destinata a crescere.

Albana, Malvasia di Candia Aromatica, Trebbiano della Fiamma, Sangiovese e Centesimino i vitigni che vengono coltivati. Il Centesimino, vitigno autoctono romagnolo in via di estinzione nei primi anni ’40, viene salvato dal Faentino Pietro Pianori, che scopre una pianta nel giardino della propria casa le cui marze innesta nel suo podere Terbato (gestito ora proprio da Andrea e Lucia). Oltre alla produzione di vino, qui (nel podere Terbato, a 500 metri da san Biagio Vecchio) si produce anche farina da una vecchia varietà di frumento tenero a contenuto di glutine molto basso, il grano Gentil Rosso.

Abbiamo provato alcuni dei vini della Cantina; il Barbatello Bianco, un blend di Malvasia di Candia Aromatica e Trebbiano della Fiamma, semplice e diretto, delicatamente profumato di frutta e fiori, giustamente fresco e sapido e di grande piacevolezza. L’Albana secca SabbiaGialla (provata in anteprima l’annata 2014 in uscita a settembre) è un vino molto dinamico, improntato sulle durezze e ancora in via di affinamento, con freschezza e salinità marcate, che lasciano però intravedere la nascita di un campione. Figlio di tre raccolte in vigna (a seconda della maturazione dei grappoli di Albana), esprime aromi di frutta a polpa gialla e di fiori bianchi e gialli. Oriolo, è un Sangiovese macerato sulle bucce in vasche d’acciaio e affinato in bottiglia, un vino fresco e dritto, di grande bevibilità. Un’altra anteprima (il vino debutterà a settembre) è l’etichetta Settecento, un Sangiovese materico e strutturato, dal tannino vivo e dall’ottima freschezza. Promette benissimo. Prende il suo nome da una denuncia fatta dal parroco che gestiva la chiesa nei primi del ‘700 dopo un furto subìto. Fra le cose elencate compariva anche un fiasco di Sangiovese e questa è la testimonianza che già allora il vitigno era presente su queste colline. Il Montetarbato, fatto con uve Centesimino, è un rosso intensamente profumato (meno questo 2011 rispetto alle annate precedenti) che regala aromi di frutti rossi, rosa, spezie piccanti e dolci e sentori balsamici. Molto fresco e dai tannini morbidi, mostra una grande persistenza gusto-olfattiva. Il Centesimino è un vino fatto con l’omonimo vitigno da uve stramature. Denso nel calice, con “ubriacanti” aromi di rosa, resine nobili, spezie orientali e frutta rossa e nera. Dolce al palato ma senza perdere la bella freschezza che caratterizza tutti i vini di San Biagio Vecchio, regala momenti di pura goduria.

Nella Cantina San Biagio Vecchio non si fanno trattamenti chimici né diserbi e la conversione nel biologico è stata completata. Dalla vendemmia 2015 i prodotti avranno la certificazione biologica ICEA.

 

Bianchi Macerati – ONAV Bologna – 18 Maggio 2015

Serata dedicata ai bianchi macerati dell’Emilia Romagna con l’aggiunta di due mitici produttori del Collio Friulano.

1. Paolo Francesconi – Arcaica 2013 (Albana) 

Il vitigno autoctono romagnolo per eccellenza, qui nella sua versione secca. Macerato sulle bucce per 60 giorni e maturato in vasche d’acciaio. 1500 bottiglie per un vino interessante, dai sentori di frutta gialla e bianca, smalto, anice e noce. Servito troppo freddo, con il passare dei minuti (questo vale per tutti i vini della serata) si evolve e mostra complessità e carattere. Tannino e mineralità fini, acidità esuberante e bel corpo.

2. Andrea Bragagni – Bubo Bubo 2012 (Famoso)

Andrea Bragagni propone uno “sconosciuto Famoso”, vitigno autoctono romagnolo “preso per i capelli” da 4-5 produttori. 30 giorni di macerazione sulle bucce e affinamento in acciaio. Bel naso di albicocche, cera, pera e noce moscata. Importante acidità e buona sapidità. Appena percepibile il tannino, bella la lunghezza e il finale leggermente amarognolo.

3. Vigne dei Boschi – MonteRè 2006 (Albana)

40 giorni di macerazione sulle bucce e affinamento in tonneau per questa bella interpretazione dell’Albana. Nonostante un’annata difficile, Paolo Babini ci regala un vino tanto complesso quanto piacevole e persistente. Mela Renetta, frutta candita, spezie orientali (ginger, cannella), erbe aromatiche, frutta secca, burro. Buona struttura, corpo importante, finezza e persistenza per un sorso molto piacevole, dal finale di arancia amara.

4. Dario Princic – Jakot 2011 (Friulano)

All’ombra dell’Ossario di Oslavia, Dario Princic macera a lungo sulle bucce il suo Friulano-Tokaj-Jakot in tini aperti, lo fa riposare in legno per due anni e lo imbottiglia senza filtrarlo. La complessità e la bontà sono davanti ai sensi di tutti; albicocca e zenzero, miele ed erbe balsamiche, fichi secchi e sentori di sottobosco. Splendidamente fresco, sapido e lungo. Si contrae e si espande, avvolge, stringe e rilascia piano-piano. Un vino-amante.

5. Il Poggio – Malvasia 2011

Malvasia con una piccola aggiunta di Marsanne (detto anche Champagnino). Un bel vino! Oro scuro nel calice e non filtrato. Molto ampia e intensa la paletta olfattiva che spazia dai sentori di erbe aromatiche alla frutta gialla matura (agrumi e non), dalle spezie alla frutta secca e al caramello. Bella freschezza e tannino vivo, con un finale che lascia in bocca il piacevole ricordo del sigaro cubano appena fumato.

6. Denavolo – Dinavolo 2008

Blend di Malvasia di Candia Aromatica, Ortrugo e Marsanne (si, il champagnino di prima). Intenso, persistente, tosto. Affumicato al naso, con sentori di frutta gialla (albicocca, pesca), agrumi, fico, erbe balsamiche e spezie. Secco, fresco, sapido, tannico, minerale. Ha bisogno di tempo, poi si distende. Bel caratterino.

7. La Stoppa – Ageno 2007

Malvasia di Candia Aromatica, Ortrugo e Trebbiano. 30 giorni di macerazione sulle bucce, poi acciaio e barrique per 12 mesi. Non si filtra. Oro antico intenso nel calice e aromi eleganti di fiori bianchi, arancia candita, miele, erbe balsamiche e resine nobili. Dinamico, tannico, fresco. Amarognolo nel finale lungo. Bellezza corrucciata.

8. Radikon – Ribolla 2007

Cosa dire di Stanko e di questa sua Ribolla? Che è forse LA Ribolla? Tre mesi di macerazione sulle bucce, 42 mesi in botti di rovere, 18 mesi in bottiglia. Intenso, complesso, struggente. Minerale, speziato, floreale. Salvia, rosmarino, albicocca, pesca..potrei continuare. Grande sapidità, grande freschezza, mineralità ognipresente, si evolve continuamente, stupisce, fa innamorare.

Il grande, grandissimo, immenso Stanko:

 

9. Podere Pradarolo – Vej Metodo Classico (Malvasia di Candia Aromatica)

Spumante pas dosé molto interessante. Lungha macerazione sulle bucce e permanenza sui lieviti per 27 mesi. Ambrato, con i caratteristici sentori della Malvasia di Candia Aromatica, possiede un’ottima struttura, grande freschezza e sapidità. Rustico e insieme elegante, mostra un’invidiabile lunghezza e una notevole persistenza di fiori e frutta. Gran bel finale di una bellissima serata.

 

 

 

 

 

Galleria Numero 38

Lucca, in pieno centro. Galleria d’arte numero 38, seminascosta e protetta da gusti indiscreti. Entro. Una chitarra e una voce. Intorno a me opere d’arte. Alcune di queste fanno da scaffali dove si mette in mostra l’arte vinicola.

Tavoli e sedie dove fermarsi, degustare vini, fra un crostino e un Pata Negra. Per usare un neologismo si tratta di un’esperienza multisensoriale, una combinazione di stimoli.

Un Zanotto Col Fondo rispecchia perfettamente il mio rapporto con l’arte, velato ma non troppo. Scorrevole e citrico, porta la mineralità e la tradizione, spesso “annebbiata” dalla troppa “pulizia” degli ultimi anni, dritto nei nostri calici. Ma non basta..si insiste con il Soave Classico Prà Otto. Se non gli si presta attenzione può apparire “innocuo”, si tratta invece di un pericoloso sovversivo dell’ordine costituito. Qui c’è qualità, aromi equilibrati e freschezza, semplicità e profondità. Ma come ti permetti?!

Mi alzo, cerco di rendere meno velato il mio rapporto con l’arte. Dopo aver vagato per un po’ trovo l’opera giusta (per me) e la porto al tavolo, quasi trionfante; eccola qui:

E’ un opera giovane e vibrante, succosa di ciliegie profumate, di more, di un tannino levigato che, insieme al sorso sapido, si affianca alla morbida dolcezza di questo vino vivo. Bello-bello.

Un altro giro nella galleria, sempre più a mio agio, merito anche dei proprietari Irio e Corrado Bergamaschi, davvero simpatici e alla mano. Chiudiamo con il Gattinara 2006 di Mauro Franchino, un piccolo produttore dalle scarpe sporche di terra e le mani incallite. Il bel sorriso di Alessandra ci fa capire com’è andata.

 

 

 

Wines of Crete – Degustazione Vini Cretesi a Firenze – La Divina Enoteca – 27 Marzo 2015

Vilana, Thrapsathiri, Vidianò, Dafnì, Plytò, Liatiko, Romeiko, Malvasia di Candia Aromatica, Mandilari, Kotsifali, Moscato di Spina; sono i vitigni autoctoni dell’isola, il tesoro di Creta. E sono stati i protagonisti della serata di degustazione dedicata ai vini Cretesi organizzata dal Consolato Onorario della Grecia di Firenze, l’associazione Wines of Crete e la Divina Enoteca di Firenze. L’associazione Wines of Crete, nata nel 2006, raggruppa 30 produttori, molti dei quali presenti in sala e disponibili a informare gli appassionati su vitigni e vini cretesi.


Ventuno i vini presenti, interessanti, originali e pieni di vita.

Parlare di tutti quanti sarebbe troppo lungo e potrebbe risultare noioso ma se dovessi scegliere un bianco e un rosso le mie scelte ricadrebbero su questi due vini:

Melissinos è un blend di uve Thrapsathiri e Sauvignon Blanc provenienti da agricoltura biologica. Figlio del Mediterraneo, esprime aromi di fiori di limone e di rose e fruttati di pera e albicocca. Fresco e sapido, chiude un sorso lungo con una certa “grassezza” e grande equilibrio.

Mandilari Plakoura lo conoscevo già e mi ha confermato le buone impressioni che ho avuto in passato e che si possono vedere qui.

romeiko

Per finire, non posso non parlare del buonissimo passito Euphoria di Dourakis, fatto con uve della varietà Romeiko. Dopo la raccolta, le uve surmature vengono stese al sole per 9 giorni per il loro essiccamento parziale; il risultato è un vino dolce naturale, denso e delizioso. Bergamotto, mandarino e cedro, gelsomino e giacinto, miele e caramello. Acidità e dolcezza in ottimo equilibrio, ricco, elegante e setoso.