Massa Vecchia – Berace 2013

Sangiovese (70%), Cabernet Sauvignon (30%) – 12,5%

Un temporale estivo. L’energia dell’universo penetra nel terreno attraverso la pioggia e abbevera la Madre Terra, che risponde restituendo questa energia con i suoi profumi rinfrancanti; la mineralità calcarea, i gelsi, le more, i mirtilli, le ciliegie..e poi le spezie e il legno affumicato. Rotondo e gustoso, “smagrisce” strada facendo e la sua freschezza diventa quasi “ispida” ad arrivare a sera. Con semplicità, franchezza e bontà riempie i calici e i cuori. V(B)erace.

Aldo Viola – Egesta 2015

Grillo (100%) – 12,5%

LA PROPRIETA’ CONTADINA

Questa proprietà necessaria alla vita del contadino, come un polmone o un cuore, è naturale. Non si può immaginare di sopprimerla se non in un sistema artificiale concepito fuori dal mondo. Appena ci si affida al mondo, tale necessità diventa comune a tutti gli esseri viventi, come la terra che sta tra le radici di un albero e della quale non si può privarlo senza che ne muoia. È la verità. Una prova dell’artificiale della società moderna (di questo snaturamento impostale dalla tecnica) è appunto la sua incompetenza in materia di verità. Essa non crede più a quel che vede; a volte non riesce neanche a vederlo; crede piuttosto a ciò che inventa. Basta vivere fuori dal sociale perché non ci si possa più intendere con esso. Non si parla più la stessa lingua, le parole non hanno più lo stesso valore, non si ha la stessa visione del mondo. Se per voi una cosa è evidente, gli altri vi gridano tutti assieme: dove la vedi? Per il contadino non ci sono dubbi sulla necessità di questa proprietà; gli è chiara come il sole, vive grazie a essa; deve vivere grazie a essa. La fiera più selvaggia ha il suo territorio; se la si caccia, torna a farsi uccidere; la vita dell’albero più inutile ha un’importanza tale per cui esso è il padrone assoluto della terra che trattiene tra le sue radici. L’economia generale dell’universo non contempla la comunanza dell’uso. Tutti gli esseri viventi hanno un territorio materiale di cui non possono consentire l’uso ad alcuno all’infuori di senza morire. Considerate semplicemente i vostri rapporti contadini col resto del mondo, bestie e piante. Voi intervenite nel territorio di ciò che volete distruggere; rispettate accuratamente il territorio di ciò che volete conservare.

Dal libro di Jean Giono “Lettera ai contadini sulla povertà e la pace” (1938).


“Rispettate accuratamente il territorio di ciò che volete conservare”.. come fa Aldo Viola; “spreme” i grappoli di Grillo per donarci un nettare ancestrale, che provvede ai nostri sensi cose supreme ed eccellenti, come la crudezza affascinante dell’odore della terra e la freschezza citrina degli agrumi, le proprietà benefiche delle erbe officinali e il “solletico olfattivo” dei chiodi di garofano. Etereo, sorvola Sinus Aegestanus e respira elektron e iodio antico; si tuffa nel mare salato e riemerge carico di energia e ricco di storia millenaria. Austero come l’esercito spartano al fianco dei siracusani nella guerra contro gli ateniesi e lungo come un viaggio nel tempo, diventa l’esempio della bontà del “Rispettate accuratamente il territorio di ciò che volete conservare”.

 

Rosakì

rosakì

Sinonimi: Kèrino, Rasakì, Archaniòtiko.

Varietà a bacca bianca dal grappolo grande, di forma conica e di media densità. L’acino è grande, sferico o ellittico, dal colore bianco-giallo o giallo-dorato. La buccia si presenta sottile, spesso trasparente, e la polpa è croccante e dolce. Si tratta di una varietà vigorosa e produttiva di cui ogni pianta porta due grappoli. Preferisce le zone collinari e i terreni calcarei, freschi e profondi, che mantengono l’umidità. Si coltiva sia ad alberello che a pergola, ma in questo secondo caso mostra sensibilità verso l’oidio e la peronospora. Viene coltivata prevalentemente a Creta, Dodecaneso, Macedonia e Tessaglia.

Podere Veneri Vecchio – Flavum 2001

Falanghina, Malvasia – 12%

Lucidi lapilli gli angelici squilli, risuonano sul palato, acuti e vibranti; ficcanti gli aromi dell’uvetta e delle noci nelle morbidezze delle albicocche mature, tempestate di cubetti di agrumi canditi, resine antiche e fiori essiccati, custoditi in vecchi legni buoni. Consistenza quasi cremosa e freschezza esemplare, nonostante l’età. Sorso impegnativo e lunghissimo che sfida olfatti attenti, palati allenati ed emozioni travolgenti.  Vino dantesco, dove il paradiso infernale si trasforma in inferno paradisiaco.

Sedilesu – Mamuthone 2012

Cannonau di Mamoiada (100%) – 15%

La danza nuragico-dionisiaca dei Mamuthones celebra questo misterioso e sensuale nettare che rappresenta il lato oscuro di noi. Evoca la luna nera e la sua musa Lilith, regina dell’inconscio e della femminilità, figura negativa per tanto tempo e rivalutata nelle religioni neopagane, dove viene posta a fianco della Grande Madre. Lunare, vicina e lontana nello stesso tempo, riesce a unire apogeo e perigeo, ed essere il satellite della nostra esperienza degustativa. Strega con la sua dolcezza e intimorisce con la sua potenza; prugna e ciliegia matura, pepe e cannella, rosa profumata ed erbe mediterranee, mineralità e freschezza balsamica. Accarezza, seduce, ed ha la sua forza nascosta nella spinta alcolica, integrata benissimo, come il tannino, notevole ma morbido come la seta. La grande intensità e la grande persistenza di questa meraviglia regalano un’esperienza indimenticabile.