Il vino nella storia: nettare e veleno

Nettare divino o veleno? Il dibattito parte da molto lontano e prosegue fino ai nostri giorni, con accaniti sostenitori da una e dall’altra parte. Un’antica leggenda persiana dice che il mitico re Jamsheed nella sua corte facesse conservare in vasi grappoli d’uva per poi mangiarli fuori stagione. Poiché in uno di questi vasi l’uva produceva schiuma ed emanava uno strano odore, si pensò che fosse veleno. Una delle fanciulle dell’harem del re, che soffriva di terribili mal di testa, disperata, decise di dare fine alle sue sofferenze bevendo il presunto veleno. Invece di morire però, si mise a ballare e cantare in preda all’euforia, crollando successivamente in un sonno ristoratore e risvegliandosi in ottima forma. Da quel momento Jamsheed ordinò di produrre una certa quantità di quella nuova bevanda per berla a Corte. Nelle corti europee del Cinquecento, dove c’era il sospetto costante di avvelenamenti, il vino prima di essere offerto ai commensali veniva preparato e assaggiato dal Bottigliere. Una volta sicuri che il vino non fosse avvelenato, veniva servito dal Coppiere. Famosa è la storia di Rosamunda, figlia di Cunimondo, re dei Gepidi, ucciso in battaglia da Alboino, re dei Longobardi. Dopo la sconfitta dei Gepidi, sposò Rosamunda, probabilmente per legare a sé i guerrieri superstiti di quel popolo. La nuova regina seguì Alboino in Italia, nel 568. Narra Paolo Diacono, nel secondo libro della sua Historia Langobardorum, (Storia dei Longobardi), che Rosamunda organizzò la congiura che uccise Alboino, nel 572, in collaborazione con il nobile del seguito regale e suo amante, Elmichi. Secondo la leggenda, dopo una notte di gozzoviglie a Verona, nella reggia che era stata di Teodorico, Alboino bevve vino in una coppa ottenuta dal cranio del padre di Rosamunda, Cunimondo, e costrinse perfino la moglie a imitarlo, moglie che si vendicò facendolo uccidere dal suo amante Elmichi. Secondo l’uso praticato dai longobardi, la regina vedova poteva scegliere il nuovo re, legittimandolo con un nuovo matrimonio. La scelta, ovviamente, avveniva su indicazione dell’assemblea dei guerrieri. Rosamunda trasmise il potere a Elmichi, appoggiato da una parte del popolo longobardo, in particolare la componente filoromana. La maggioranza, però, non gradì la scelta e un’altra assemblea dei guerrieri, convocata a Pavia, elesse Clefi. Rosamunda fuggì con Elmichi, il tesoro longobardo e la figlia di primo letto di Alboino,Alpsuinda, a Ravenna. A Ravenna i due regicidi si sposarono, ma presto vennero divisi dall’odio (forse anche a causa di una relazione di Rosamunda con il prefetto bizantino, Longino). Rosamunda avvelenò Elmichi offrendoli del vino, ma il lento effetto del veleno fece capire l’inganno al marito dopo aver bevuto un sorso dalla coppa avvelenata, che obbligò Rosamunda a bere a sua volta. Ci sono tanti altri casi di avvelenamento da vino nella sua lunga storia e uno dei più recenti si è consumato nel 1986 quando l’ingestione del prodotto adulterato causò l’avvelenamento e l’intossicazione di parecchie decine di persone, per la maggior parte risiedenti in Lombardia, Piemonte e Liguria cui provocò danni personali gravissimi (cecità, danni neurologici) ed in 23 casi la morte. Le vittime avevano bevuto vino in cui era stato aggiunto metanolo in dosi elevatissime, per alzare la gradazione alcolica, ignorandone la tossicità per l’organismo. Sperando che non avvengano più cose del genere, l’unica cosa che possiamo fare noi consumatori e appassionati è, da un lato informarsi, usando tutti i canali possibili, del prodotto che stiamo acquistando e di quello che contiene (e in quale misura, se possibile), e dall’altro lato di consumarlo/degustarlo senza abusarne, per poter  trarre tutti i vantaggi (gusto, salute, ecc) che può offrirci e senza essere danneggiati da esso.

 

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