Andréa Calek – Chatons de Garde 2014

il

Syrah (100%) – 13%

La Syrah, l’Antica Persia, Omar Khayam e le sue quartine

I
L’Iram è, in fede, svanita con tutte le sue rose,
la sette volte inanellata coppa di Jamshid nessuno più può trovare;
ma ancora il vino si accende di rubino,
ancora il giardino rifiorisce dove scorre l’acqua.
II
Alcuni vivono per la gloria del mondo,
altri per i paradisi dei profeti a venire;
prendi ciò che hai e lascia andare le promesse,
esse sono il suono di un tamburo distante.
III
Gli amici che abbiamo amato, i più fedeli e leali,
ci hanno lasciato uno dopo l’altro;
con loro bevemmo due o tre coppe alla mensa del mondo,
prima che, uno alla volta, andassero silenziosamente a dormire.
IV
Ci fu una porta della quale non trovai chiave,
un velo attraverso il quale non potei vedere;
alcune piccole parole fra me e te,
dopo non fummo, tu ed io… mai più.
V
Sia a Naishapur che a Babilonia,
sia che la coppa stilli dolcezza od amarezza;
il vino della vita scorre goccia a goccia,
il fiore della vita perde foglie una ad una.
VI
Alle labbra di questa povera e polverosa coppa,
bevvi per svelare il sottile segreto della vita;
le labbra della coppa, alle mie labbra mormorarono,
bevi fin quando vivrai, dopo non potrai più farlo.
VII
Solo l’uva può, con logica assoluta,
confutare innumeri e noiose sette;
solo alchemico vino può, in un istante,
mostrarci la vita che trasmuta il piombo in oro.
VIII
Bizzarro, non credi?
delle miriadi passarono prima di noi la porta oscura;
nessuno tornò a indicarci la via,
per conoscerla dovremo metterci in viaggio.
IX
Non siamo nulla di più che una sequenza in movimento,
giochi di ombre proiettati su uno sfondo;
la lanterna magica di un illusionista,
ci da vita a mezzanotte, per il suo spettacolo.
X
Di certo gli idoli che ho adorato così a lungo hanno reso,
agli occhi degli uomini, il mio credito cattivo;
di certo hanno gettato il mio onore nella coppa,
ho venduto la mia reputazione per una canzone.
XI
Se il mondo fosse fatto secondo i tuoi desideri,
se avessi raggiunto la conoscenza che desideri;
se avessi vissuto cento anni felice,
che importerebbe dunque?
XII
I poli della scienza e della saggezza,
coloro che fra i saggi brillavano come fari;
non hanno potuto illuminare la notte,
hanno rischiarato un istante il buio e poi si sono spenti.
XIII
Null’altro siamo che non parte del gioco,
muoviamo su una scacchiera di giorni e notti;
ad ogni mossa un pezzo cade preso,
la partita continua mentre noi veniamo riposti.
XIV
Sognavo al principio dell’alba nella taverna,
ed udii una voce che mi consigliò:
svegliati, figlio mio, e vuota la coppa,
prima che il liquore si asciughi.
XVI
Dovendo bere vino, fallo con i sapienti,
o con una bella dal volto di luna;
dovendo bere vino fallo con dovizia,
bevine poco, ogni tanto ed in segreto.
XVI
Si sbaglia chi, mio nemico, mi chiama filosofo,
Iddio sa bene che io non sono quel che loro dicono;
dacché sono sceso in questo luogo di dolore,
voglio almeno sapere chi io sia.

 

Interpretazione di Antonio A. Papaleo

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