Iago’s Wine – Chinuri 2012

Chinuri (100%) – 14%

Quel “With Skin Contact” è incompleto, secondo me doveva essere scritto “With Sensual Skin Contact”, perché un risultato del genere non si raggiunge senza passione. Dal primo produttore certificato biodinamico della Georgia, Iago Bitarishvili, proviamo il suo Chinuri, vino che prende il nome dall’omonimo vitigno autoctono a maturazione tardiva. Dopo la pigiatura delle uve con i piedi nelle “Satsnaheli” (presse di legno), viene macerato, fermentato (spontaneamente) e affinato in qvevri (anfore) interrati. Nei nostri calici arriva un nettare luminoso che ricorda il miele di acacia, non solo nel colore ma anche al naso. E qui arriva la “sensualità”; i sentori di resine nobili (che mi ricordano l’ambra), l’albicocca, matura e succosa, “l’ipnotico” aroma di fiori gialli e bianchi, le erbe balsamiche e la -sottilissima- mineralità argillosa, ci regalano un bouquet affascinante ed “eccitante”. L’ingresso in bocca è fresco e leggermente tannico, ben sorretto dall’alcol, morbido e gradevole, di buona lunghezza e persistenza, che lascia ricordi fruttati e speziati. Romantico, sensuale, emozionante.

“Sete Perenne” – Alda Merini (Milano, Marzo 1931- Novembre 2009)

aldamerini

Vino, gagliardo come la dea ragione.
In te l’idea si fa suono e
si colora il Mito.
Appaiono vestali tinte di giada,
il periplo del canto si snoda in
veli che ricordano l’anima.
O vino che canti il mio dolore,
vino che sei il precipizio estremo,
vino che dai l’illusione della morte e
fai solo dormire
fino al nuovo dolore.

Le radici del Natale nella Grecia Antica

ellinika-xristougenna

Natale; la festa più importante della Cristianità viene festeggiata da vari Paesi con diversi costumi che hanno radici profonde nelle loro tradizioni. Nella Bibbia non vengono celebrate le nascite ma le morti; il giorno della memoria dei santi e dei martiri era il giorno della loro morte, mentre la celebrazione della nascita veniva condannata come “pagana”. Il Natale non veniva festeggiato durante i primi trecento anni della Chiesa; la data del 25 dicembre è stata decisa a Roma da Papa Giulio I nel 4° sec. d.C. La verità è che quella data coincideva con le antiche celebrazioni del solstizio invernale e del “ritorno” del sole, sole che per molti popoli era un dio. Da allora Cristo è il sole, è colui che ha dato la luce al mondo. Nella Grecia Antica viene identificato in Apollo, portatore della luce del sole, raffigurato su un carro volante trainato da cavalli. Guardando con attenzione nel mondo greco antico possiamo notare anche la somiglianza fra la nascita di Cristo e quella di Dioniso, Dio del Vino. I Greci, durante il periodo del solstizio celebravano la nascita di Dioniso, che chiamavano “salvatore” e “bambino divino”, nato dalla vergine Semele. Nella versione religiosa orfica, Zeus, dopo aver raccolto ciò che rimaneva del corpicino del diletto figlio Zagreo, generato da Persefone e ucciso dai Titani, cucina il suo cuore in un brodo che fa bere a Semele; lei partorisce un fanciullo con due corna, Zagreo, uno dei tanti nomi di Dioniso. Questo avviene in una grotta di una montagna cretese, Idi. Le sacerdotesse prendono Dioniso e salgono in cima alla montagna sacra piangendo di gioia ed esclamando: “Dioniso è rinato. Dioniso vive”. In una epigrafe dedicata al dio viene riportato: “Sono io che ti proteggo e ti guido, io sono l’alfa e l’omega”.

“LA TERRACOTTA E IL VINO” – 1^ CONVENTION INTERNAZIONALE – 23/11/2014 IMPRUNETA (FI)

La ristrutturata e bellissima Antica Fornace Agresti di Impruneta(FI) ha ospitato la 1^ Convention Internazionale sul argomento “La Terracotta e il Vino”, ovvero sull’uso di anfore, orci e giare nella trasformazione dell’uva in vino, metodo adottato da molti produttori di vini “naturali”. Si tratta di un ritorno alle origini perché la terracotta è il primo materiale usato nella storia per scopi enologici. Bisogna tornare indietro di 10000 anni per trovare le prime anfore usate per vinificare le uve nella zona che oggi corrisponde ai paesi di Iran, Azerbaigian, Armenia e Georgia. Proprio questi due ultimi paesi continuano a fare uso delle anfore oggi come allora, l’Armenia con i suoi “Karas” e la Georgia con i suoi “Qvevri”, contenitori di terracotta della capacità di 2000-3000 litri interrati nelle proprie cantine o nei propri giardini.

Produttori dall’Italia, Nuova Zelanda, Australia, California, Georgia, Armenia, Montenegro e Francia hanno fatto conoscere i loro vini al pubblico in un bellissimo evento che è solo alla sua prima edizione e che non può che migliorare nel tempo. Conosciamo insieme alcuni dei produttori.

Pyramid valley Vineyards – Nuova Zelanda: Viticoltura biodinamica basata sulle basse rese e vinificazione naturale senza l’uso della chimica. Lo chardonnay “Field of Fire” prende il suo nome dalla gramigna “agropyron” (dal greco agro=terreno e pyra=fuoco) presente nel vigneto. Grande energia e freschezza. Floreale, erbaceo, minerale. Mi sembra di stare con il calice in mano in mezzo ad un campo, un “campo di fuoco”. Molto giovane ancora (2011), promette di invecchiare benissimo.

AmByth Estate – Stati Uniti: Viticoltura biodinamica. Filosofia: A love of the land. A joy of life. (Amore per la terra. Gioia per la vita). Il Californiano Phillip Hart propone due vini. “Priscus”, un blend di Grenache Blanc, Marsanne, Viognier e Roussanne; è un vino che si potrebbe trovare benissimo nei simposi dei Greci Antichi e dei Romani, infatti Priscus in Latino significa antico. Torbido e ricco di sedimenti, rustico e lontano dall’essere definito armonico (secondo l’ottica della moderna enologia), regala emozioni ai palati e alle menti “più aperte”. Miele, frutta secca, agrumi e sentori di sottobosco. Il secondo vino è un rosé fatto con uve Grenache, Mourvedre e Counoise. Generoso e fragrante, intenso e di carattere. Molto interessante.

Domaine des Chesnais – Francia: Due soli vitigni coltivati in agricoltura biodinamica nella Loira, Chenin Blanc e Cabernet Franc. Provati il bianco Cuvée Antoine, e il rosso Cuvée Marie, entrambi vivi, vibranti e di altissima qualità.

Gotsa Wines – Georgia: Dalla regione di Kakheti, precisamente Kiketi, vicino alla capitale Tbilisi, arrivano i vini di Gotsa Wines, fermentati e maturati in Kvevri, Abbiamo provato due vini provenienti da vitigni autoctoni, il Mtsvane, un bianco (meglio dire aranciato) fragrante e croccante, di medio corpo e importante acidità. Tannini percettibili e alta qualità. L’altro vino è un rosso fatto con uve Saperavi, caratterizzato da delicati sentori floreali, buona freschezza e tannini rimarcati.

Una piacevolissima pausa con l’esibizione del bravissimo Coro Polifonico del Chianti Fiorentino e Senese con canti del vino.

 

Lipovac Winery – Montenegro, Azienda Agricola Olianas – Sardegna, Casadei – Toscana: In tutto questo il principale attore si Chiama Stefano Casadei, proprietario e direttore tecnico di quattro aziende vitivinicole. Dal Montenegro proviamo il Vranac, vitigno rosso autoctono che si può accostare al Primitivo. Si trattava di un 2014, un campione prelevato da anfora e ancora in gestazione. Ha mostrato freschezza e aromaticità interessanti. da rivedere al momento opportuno. Dalla Sardegna invece, dall’Azienda Agricola Olianas, giunge un bel esperimento. Vermentino e Nasco (raro vitigno autoctono dell’isola) insieme, per un bianco naturale e profumatissimo, etereo e “marino”, con la presenza di frutta matura e di fiori di campo. Ottimo! Si sale, poi, a Suvereto per provare la Syrah fatta in anfora di Stefano, equilibrata e minerale.

Foradori – Trento, Azienda Agricola Cos – Sicilia: Di Elisabetta abbiamo provato una spettacolare nosiola, Fontanasanta 2009, biodinamico, macerato sulle bucce, custodito in anfora. Pietra focaia, frutta esotica, agrumi, erbe aromatiche, fiori. Armonico ed emozionante. Dalla Sicilia giunge il Pithos Rosso (nero d’avola e frappato), un vino aromatico che sa di viola ed erbe mediterranee, fresco e sapido, succoso e persistente.

Azienda Vitivinicola Crealto – Piemonte: Bella sorpresa Crealto, presente con due Barbera d’Asti, una affinata in botte grande e barrique (La Svolta) e una affinata in anfora. La prima speziata, rotonda, equilibrata, con il legno presente ma non protagonista, dolce ma anche piacevolmente amarognola..e fresca, Fresca ed equilibrata anche la versione in anfora, dove l’assenza del legno mette in risalto una vena minerale. Buone entrambe.

Azienda Agricola Biodinamica Al di là del Fiume – Emilia-Romagna Ma la grande sorpresa mi giunge da Gabriele Monti e l’Azienda Agricola Al di là del Fiume che non conoscevo nonostante si trovi “dalle mie parti”. Il mio assaggio si chiama “Fricandò” ed è un Albana, vitigno autoctono della zona. Macerato sulle bucce, si presenta con un colore che ricorda l’ambra. Profuma di frutta, albicocche, mele e arance. Profuma di erbe aromatiche, salvia, rosmarino e timo. Profuma di vita. Fresco e sapido, leggero e godereccio, per me è stato una rivelazione.

Così finisce questa esperienza, con un bel sorriso e con la consapevolezza che un vino ad altissimi livelli si può fare in tanti modi e, soprattutto, senza l’uso di prodotti dannosi, sia per la terra sia per la salute della persona.