Azienda Agricola Biodinamica Al di là del Fiume – Fricandó 2015

Albana (100%) – 13%

Al di là del fiume c’è l’albana; lì è la sua casa, fra l’orto, il frutteto e le erbe officinali che la circondano. Può dialogare in libertà con il sole e con la luna, con il vento e con le stelle, con i bruchi e con le coccinelle; può crescere felice, in simbiosi con le altre piante, gli animali e le persone. Può fare nuove conoscenze, come quella dell’anfora, scoprire che vanno d’amore e d’accordo e passare parecchio tempo insieme. Quando noi facciamo la sua conoscenza è già matura al punto giusto da offrirci la sua essenza aromatica; gocce vitali di bucce di agrumi strizzati, pesche e susine, erbe aromatiche e fiori di campo, zafferano e mineralità sassosa. L’equilibrio dei disequilibri è perfetto; la struttura, la sapidità, la freschezza, il tannino, tutti imperiosi, si “legano” armonicamente e offrono un sorso affinato e raffinato. Buonissimo.

Assaggi Sparsi – Gusto Nudo-Vignaioli Eretici – Bologna 9 Maggio 2015

Nuova location quest’anno per I Vignaioli Eretici di Gusto Nudo, Il Cassero, sede del comitato provinciale Arcigay di Bologna. In un’atmosfera amichevole e rilassata, complice anche una splendida giornata, si sono incontrati vignaioli, appassionati e gente che vuole avvicinarsi al vino. Si è parlato del rispetto della terra e dell’uomo e delle fatiche dei vignaioli “eretici” per riuscire a proporre i loro prodotti avendo la loro coscienza a posto.

Presente Nadia Verrua con i suoi vini elegantemente contadini che riescono a fondere la semplicità e la complessità, in particolare il Ruchè, un vino non facile e con grande personalità. Autentico. Un vino che mi ha colpito molto è stato il Sileno dell’Azienda Stillo. Vittorio, vignaiolo autodidatta, propone Sileno, un blend di due uve antiche, il Nerello Calabrese e il Magliocco. Vino intenso e complesso che penetra nelle profondità delle narici e pervade i nostri sensi; fruttato, terreno, speziato. Fiero. Ma Vittorio ha portato anche un paio di bottiglie di un esperimento; poche viti di Syrah hanno dato vita ad una “essenza” meravigliosa. E’ stato fatto quasi per gioco ma il futuro è suo. Vittorio, pensaci!

L’Umbria eretica di Carlo trova il suo interprete principale in “Fiero”, un bianco da uve Grechetto, macerato sulle bucce per 4 giorni. Un’interpretazione del vitigno meravigliosa, tanto piacevole quanto alternativa. Non l’avete ancora provato?

Il sorriso fresco di Chiara ci accoglie nello stand di Tunia, azienda aretina della Val di Chiana; fresco come il Chiassobuio (Sangiovese, Colorino, Canaiolo) e il Cantomoro (Cabernet Sauvignon), così diversi da molti vini toscani “appesantiti” dall’uso del legno eccessivo. Elegante e delicato il Chiassobuio, erbaceo, balsamico e intenso il Cantomoro, entrambi molto interessanti. Completa la batteria il Chiarofiore, un bianco macerato sulle bucce da uve trebbiano e Vermentino, dove la raccolta è stata effettuata in quattro fasi; prima il Trebbiano non perfettamente maturo, poi il Vermentino maturo, ancora il Trebbiano maturo e infine il Vermentino tardivo. Profumatissimo, di buona freschezza e bella sapidità e dal sorso che vira lievemente sul dolce per via della vendemmia tardiva del Vermentino.

Chiudiamo con una realtà bolognese, l’Azienda Agricola Gradizzolo di Monteveglio. Pignoletto, Barbera, Negretto e Merlot i vitigni interessati; ci ha attirato l’attenzione il Pignoletto “Le Anfore”, macerato brevemente sulle bucce e affinato per 12 mesi in anfore toscane non interrate. Sottile e fresco, sapido e caldo, trova il suo particolare equilibrio senza diventare banale. Da tenere d’occhio.

 

 

La Biodinamica e la vinificazione in Anfora. Incontro con Elisabetta Foradori e Silvio Messana – Bologna 12/02/15

Serata passata insieme a Elisabetta Foradori e Silvio Messana, organizzata dalla sezione ONAV di Bologna. Comincia Elisabetta, raccontando un po’ la sua storia, il suo avvicinamento alla biodinamica, il suo percorso di crescita -come potete sentire qui-

 

ma quando entra nel vivo, nella parte cruciale del suo percorso, viene invitata a proseguire con l’assaggio (immagino per rispettare i tempi); più o meno in quel momento “si spegne” la magia e “si accende” la banalità. Non che sia meno importante l’assaggio dei vini, ma proprio per poterli comprendere perfettamente è fondamentale capire fino in fondo la filosofia che ha sposato il vignaiolo e il percorso che ha fatto per arrivare a quella scelta, e pazienza se bisogna aspettare prima di dire che il vino è molto buono, che è paglierino carico o che sa di cocomero.

Sentite la Foradori mentre parla del suo territorio e del Teroldego:

 

I suoi vini mettono in evidenza la principale caratteristica della stessa Elisabetta, l’eleganza. Elegante il suo modo di parlare, i suoi gesti, la sua stessa figura; eleganti i suoi vini, snelli ed equilibrati, come il Fontanasanta Incrocio Manzoni 2013, brillante, floreale, fruttato ma soprattuto minerale. Fresco, sapido e dalla tannicità appena percettibile, mostra un finale abbastanza lungo dai ritorni di pesca e miele. Il Fontanasanta Nosiola 2012 è altrettanto elegante, profuma di mandorle e noci ma anche di pietra focaia. E’ fresco e -quasi- salino, con un finale piacevolmente amarognolo.

Passando ai suoi rossi, lo Sgarzon 2012 profuma di frutti rossi, di spezie dolci e di fiori. Al palato è succoso e avvolgente con tannini ben inseriti nella sua struttura e buona lunghezza finale. Ma è con il Granato che Elisabetta Foradori raggiunge “vette alte”, un vino che cresce nel “ventre dell’anfora”, espressivo e affascinante. E voglio riportare qui l’intervento di Agnese, che condivido, mia moglie, compagna di vita e di avventure, enoiche e non:

“L’ anfora contiene i 4 elementi: terra, aria, acqua e fuoco; mette in contatto le energie dell’uva con le energie dell’universo, la forma è quella dell’utero materno. Nell’anfora l’ uva rinasce vino.
” Elisabetta Foradori” all’evento biodinamica e vinificazione in anfora organizzato Dall’ ONAV Bologna.
Se è vero (e io credo che sia proprio così) che il vino biodinamico vinificato in anfora contiene gli oligoelementi della terra vivi e in contatto con l’ universo, tra i quali antiossidanti e magnesio, io credo che non ci sia integratore naturale migliore di un buon bicchiere di vino e che perfino gli integratori migliori in commercio non arriveranno mai a interagire con il nostro organismo con tanta energia!”

Il 2011 si presenta come un mare scuro, profondo e concentrato; al naso spiccano i profumi di frutti rossi, humus e spezie. Al palato si presenta compatto, fresco e sapido, con tannini ben presenti ma morbidi. Ma è il 2010 il diamante che brilla più di tutti gli altri; ho ritrovato lo stesso entusiasmo di quanto l’ho provato per la prima volta ma, intanto, era diventato ancora più maturo e buono. Ecco cosa dicevo del Granato 2010.

Silvio Messana si definisce “nomade”. Si sposta da New York in Toscana, a Montesecondo, nel cuore del Chianti, per prendere in consegna un agriturismo acquistato dal padre nei primi anni ’60 e dove viveva la madre. Negli anni ’70 il padre pianta delle vigne e dopo la sua morte è la madre a occuparsi della gestione. Negli anni ’90 Silvio torna e si stabilisce in Toscana e dopo la morte della madre comincia a lavorare nei vigneti trasformando l’agriturismo in un’azienda agricola. Il suo percorso è graduale e passa dall’agricoltura convenzionale a quella biologica e poi biodinamica, fino ad arrivare all’uso delle anfore. Il Montesecondo 2013 è un Sangiovese quasi in purezza (c’è un saldo del 2% di uve bianche). La disciplinare ha sentenziato “ma ‘ndo’ vai con quel colore lì?” Parliamo di un Chianti “mancato”, fruttato, di buona acidità e tannino vivo. Forse “pecca” un po’ d corpo, non certo di piacevolezza. Chianti Classico 2012 La definizione classico è azzeccata. Il colore stavolta è giusto, il naso intriso di frutta rossa, con la ciliegia sotto spirito in evidenza, le note balsamiche, le resine nobili e i fiori. Mostra buona acidità e sapidità e tannini rotondi. Il calice vuoto profuma di tabacco biondo. Il Rosso del Rospo 2011 è un blend di Cabernet Sauvignon (in prevalenza) e Petit verdot, un vino che rappresenta degnamente il proprio territorio. Profondo e balsamico, con sentori di frutti rossi e neri e un filo di erba fresca. Un po’ brusco in bocca, si ammorbidisce con il passare dei minuti; buona l’acidità e la sapidità e vivi i tannini. Montesecondo Tin. Ho scoperto dalla bocca di Silvio che Tin in arabo significa argilla e ho capito finalmente perché le anfore spagnole si chiamano Tinajas. Sangiovese in purezza questo Chianti fermentato, macerato e affinato in anfora. Il 2012 si presenta luminoso, fruttato(ciliegia), fine ed equilibrato. E’ snello, fresco e sapido e dal tannino marcato. Il 2011 è speziato e fruttato, più complesso del 2012. La freschezza e la sapidità sono sempre vive ma il tannino è meno marcato. Mostra una lunga persistenza e molta eleganza. Vino “aristocratico”.

 

 

 

Degustazione Chateau d’Yquem e Sauternes 1er Grand Cru Classe con formaggi – Bologna – Mercoledì 17 Settembre 2014

Degustazione di lusso ieri sera, organizzata dalla sezione ONAV di Bologna, dedicata ai Sauternes; presente uno dei produttori. Otto i vini provati, compreso il legendario Chateau d’Yquem. Vediamoli.

Château PascaudVillefranche 2009

Proveniente da agricoltura biologica e certificato ECOCERT. Sémillon (80%), Sauvignon Blanc (20%). Colore giallo carico e sentori di spezie, miele e frutta gialla. Al palato si presenta viscoso e dolce ma anche con una punta salata. Naso superiore rispetto alla bocca.

Château Rieussec 2009 1er Grand Cru Classé

Pluripremiato, “piomba” nella degustazione in “pompa magna”. Dorato e mellifluo, con i suoi sentori intensi di albicocca, pesca, burro, cannella, rosa e legno, inizialmente ammalia ma analizzandolo meglio nel prosieguo della serata mostra alcune lacune. Il legno non è integrato (il vino è molto giovane), non è perfettamente botritizzato e la presenza della solforosa è molto marcata. Piacione.

Château Lafaurie-Peyraguey 2008  1er Grand Cru Classé

Annata difficile la 2008. Sono stati effettuati molti passaggi in vigna per poter raccogliere gli acini nel momento giusto. Il vino si presenta con un colore dorato di media intensità e aromi sottili che gli conferiscono grande eleganza. Lievito, miele, spezie, erbe aromatiche e funghi i suoi sentori. Al palato è fresco e strutturato, di buon corpo e complessità, denso e persistente.

Château De Myrat 2007 1er Grand Cru Classé

Oro carico tendente all’ambrato. Molto speziato, intenso il sentore di zafferano. Miele, albicocca e arancia amara. Finisce con una sottile scia minerale. Al palato è equilibrato e piacevole anche se non particolarmente fresco e persistente. Piacevolmente amarognolo. Comunque interessante.

Château Coutet 1998  1er Grand Cru Classé

Oro puro. Intenso, con sentori di uvetta, agrumi, vaniglia, fiori bianchi e “tonnellate” di zafferano. Al palato è fresco, strutturato e amarognolo. Buono ma non particolarmente fine.

 

Château Guiraud 1998 1er Grand Cru Classé

Vino proveniente da agricoltura biodinamica. Colore ambrato, quasi aranciato. Una gioia per l’olfatto, sottile e complesso. Sentori di zafferano, agrumi, albicocca, legno buono, miele e burro. Naso di grande finezza. L’ingresso in bocca è spettacolare. Freschissimo e morbido, grasso e dal corpo pieno, con una buona lunghezza e una migliore persistenza. Raffinato.

 

Château D’Yquem 1996  Premier Cru Supérieur

Più famoso di così! Ma com’è questo Château D’Yquem? Colore oro tendente all’ambrato e naso concentrato e ricco, un po’ introverso, serve del tempo per esprimere il suo potenziale. Miele, zafferano, albicocca, frutta esotica, frutta secca. Elegante. Al palato è cremoso, di buona acidità e ottima struttura. Anche qui serve tempo, è cresciuto molto col passare dei minuti. Molto lungo e molto persistente, alla fine dimostra di essere un campione.

Château PascaudVillefranche 1989

Un’altra annata complicata che ha comportato vari passaggi in vigna. Questo vino si presenta con un colore ambrato e sentori eleganti di fiori bianchi e frutta gialla. Leggero e piacevole al palato, di giusta freschezza, forse manca un po’ di concentrazione e di persistenza ma non gli manca la qualità.

Considerazioni finali:

Serata interessantissima con ottimi vini, che se presi singolarmente sarebbero tutti molto buoni. In questo contesto, con tutto questo ben di Dio, e se dovessi mettere tre sul podio, questa sarebbe la mia classifica:

1. Château Guiraud 1998 1er Grand Cru Classé

2. Château Lafaurie-Peyraguey 2008  1er Grand Cru Classé

3. Château D’Yquem 1996  Premier Cru Supérieur

Champagne d’Elite – ONAV Bologna – 02/07/2014

Serata molto interessante e raffinata quella organizzata da ONAV Bologna dedicata allo champagne. Questo il resoconto della serata:

Henriet Bazin Champagne Grand Cru Brut 2006: Giallo paglierino leggermente carico con riflessi verdolini. Bollicine abbastanza fini e naso intenso e pulito. Minerale e con qualche nota ossidativa. Sentori di fiori bianchi, mela renetta e miele. L’entrata in bocca è fresca e morbida, l’intensità olfattiva si trasforma in delicatezza gustativa. Piacevolmente minerale e abbastanza lungo con un finale di frutta candita.

Jacquesson Champagne Cuvée n.736: Giallo paglierino scarico e spuma ricchissima con bollicine finissime per questo champagne. Olfatto elegante e floreale, agrumato e gessoso. Al palato incontriamo una freschezza notevole, così come la sapidità. Leggero e secco, vivace ed energico, molto elegante e di grande persistenza gusto-olfattiva. Ampio.

Egly-Ouriet Champagne Vignes De Vrigny Blanc de Noirs 1er Cru: Giallo carico con bollicine fini e non numerosissime. Naso affumicato, “legnoso” e minerale ma soprattutto floreale, gelsomino intenso e profumato. Una nota tartufata chiude il bouquet. Raffinatissimo. Al palato è ricco e “grasso”, dall’acidità tagliente e dal corpo notevole. Carattere forte che può piacere o far storcere il naso. Per me, uno dei migliori della serata.

Bollinger Champagne Grande Année 2004: Giallo paglierino cristallino, dalle bollicine finissime e persistenti. All’olfazione si presenta intenso, etereo e vinoso. Fruttato, speziato e minerale. Sentori di crosta di pane e burro. Naso piacevole. Al palato è fine e complesso. Ancora mineralità e spezie. Sorso fresco e leggermente dolce, pera e frutta secca lo rendono molto piacevole e la chiusura lunga e affumicata gli dona originalità. Buono.

Dom Perignon Champagne Vintage 2004: Giallo paglierino carico con bollicine eccezionalmente fini e spuma ricchissima. Naso complesso, potente e austero. Fiorito, affumicato e molto minerale. Interessante. In bocca la bollicina si sente poco, l’acidità e la sapidità non sono a buoni livelli con la conseguenza di incontrare un sorso abbastanza “piatto”. Chiusura leggermente amarognola. Non so se si è trattato di un lotto non all’altezza ma per me è stata la delusione della serata.

KRUG Champagne Grande Cuvèe: Giallo dorato e luminoso. Spuma cremosa e bollicine finissime e molto persistenti. Naso esuberante e complesso che si apre su note di idrocarburi, poi tanta frutta, sia fresca che secca. Netto e pulitissimo, tostato e minerale. Elegantissimo. Al palato è molto fresco e giustamente sapido, leggero e un po’ amarognolo. Arancia candita, zenzero, nocciole e sassi bagnati. Armonico e affascinante. Finale lungo che non vorresti finisse mai. Per me il vincitore della serata.