Stelios Kechrìs – To Dakri tou Pefkou (La Lacrima del Pino)

 

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Assyrtiko, Roditis – 13,5%

 

Partiamo dall’inizio. Nella Grecia antica i vini venivano tenuti in anfore dal nome di Pithòs(giara). Se queste anfore erano fatte bene e con l’argilla giusta, erano perfettamente impermeabili. Se necessario venivano spalmate all’interno con cera o resina di pino. Le imboccature venivano chiuse con tappi di sughero e sigillate con altra cera o resina. Così nacque la retsina. Il contatto del vino con la resina spalmata all’interno del pithòs dava quel sapore particolare al vino che a molti piaceva. Comunque sembra che fosse una cosa rara in Grecia, ma comune in Italia.
Nella Grecia moderna invece, in alcune zone soprattutto, come la zona di Attica o la Macedonia, era ed è abitudine diffusa consumare la retsina ma in genere i Greci non amano particolarmente il vino resinato. Io stesso, anche se provengo da Koropi in Attica, centro di produzione di retsina, non ho mai amato particolarmente il genere.
Prima di andare a conoscere questa bottiglia di retsina, dovrei spiegare una cosa. Oltre alla resina del pino bisogna fare conoscenza anche con un altro tipo di resina, la Masticha, e per far capire di cosa si tratta riporto la spiegazione del blog CUCINARE LONTANO:
Nell’isola greca di Chios, nel nord-est del mare Egeo, si trovano 24 villaggi dove si raccoglie una resina pressoché magica.
Si chiama “Masticha”, ed è la linfa di un albero chiamato scientificamente “Pistacia Lentiscus”, un albero non molto grande che a prima vista può sembrare un ulivo.
Questa resina ha un profumo e un sapore deliziosi. Si rassoda e viene fatta a granelli color avorio o ambra, come l’incenso da chiesa con il quale viene spesso confuso da parte degli stranieri che la vedono per la prima volta.
La particolarità della Masticha, a parte il suo sapore e la sua versatilità di uso, è che cresce solo ed unicamente nell’isola di Chios e da nessun’altra parte al mondo.
I turchi hanno provato per secoli ad acclimatarla in Turchia, i veneziani nella Repubblica, e diversi altri in diversi punti del globo: niente ha funzionato! Solo a Chios…
E non in tutta Chios, in una zona di 24 villaggi chiamata “Mastichochoria” (“i Paesi della Masticha”), dove questa meraviglia ha permesso di vivere ai contadini da secoli.
La Masticha viene usata per le sue virtù curative (apparato digestivo), per purificare l’alito (quando si mastica diventa elastica come la gomma, e in effetti è stata chiamata “la prima gomma da masticare della Storia”). Le sultane e principesse turche dell’Impero ne andavano matte appunto per questa sua proprietà aromatica.
Viene usata anche liquida (fonde a 60°), con miele o zucchero; in polvere per aromatizzare confetteria o dolci, in cosmetica per il suo profumo, ed è una delle componenti della famosa bevanda alcolica greca chiamata “Ouzo”, insieme all’anice. All’Ouzo conferisce dolcezza e morbidezza.
Essendo una rarità, raggiunge prezzi abbastanza alti, anche a seconda della raccolta dell’anno. Io l’ho trovata a Patrasso a 90€ al chilo, ma può arrivare anche a costare intorno ai 400€ al chilo.

Ora possiamo versare la nostra retsina, un mix di uve Assyrtiko e Roditis in piccola parte, nel bicchiere e osservarla. Ha un colore giallo paglierino un po’ scarico con riflessi verdognoli.
Al naso sentori di frutta secca, soprattutto noce americana, erbe aromatiche profumatissime (rosmarino e timo) e una sottile e inebriante scia di masticha completano la paletta aromatica del vino. Al palato esplode proprio la masticha, sapore meraviglioso, quasi ubriacante, corredato da tutto quello che abbiamo sentito al naso. In più si sente una buona e piacevole mineralità e giusta freschezza. Vino equilibrato e persistente con un retrogusto fantastico di, indovinate un po’, masticha.
Per me è come se avessi bevuto la retsina per la prima volta nella mia vita ed ora mi dichiaro un fan.

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