Damien Bureau – Mille Sabords 2012

il

Chenin Blanc (100%) – 13%

Questo si che è un vino originale, un vino pazzo! Viene dalla Valle della Loira questo Chenin e si presenta con un manto giallo carico brillante. Al naso sorprende decisamente. Al primo impatto si sente un po’ di acidità volatile che spiazza, ma poi lascia spazio a sentori tanto originali quanto complessi. Gli agrumi acerbi, limone e cedro, si sposano con note minerali iodate e speziate. Ho sentito l’aroma di qualcosa che somigliava all’incenso o all’ambra (più probabile) finché non mi sono illuminato convincendomi di aver sentito la masticha (che adoro). Che cos’è la Masticha? Lo spiega bene il blog CUCINARE LONTANO:

“Nell’isola greca di Chios, nel nord-est del mare Egeo, si trovano 24 villaggi dove si raccoglie una resina pressoché magica.
Si chiama “Masticha”, ed è la linfa di un albero chiamato scientificamente “Pistacia Lentiscus”, un albero non molto grande che a prima vista può sembrare un ulivo.
Questa resina ha un profumo e un sapore deliziosi. Si rassoda e viene fatta a granelli color avorio o ambra, come l’incenso da chiesa con il quale viene spesso confuso da parte degli stranieri che la vedono per la prima volta.
La particolarità della Masticha, a parte il suo sapore e la sua versatilità di uso, è che cresce solo ed unicamente nell’isola di Chios e da nessun’altra parte al mondo.
I turchi hanno provato per secoli ad acclimatarla in Turchia, i veneziani nella Repubblica, e diversi altri in diversi punti del globo: niente ha funzionato! Solo a Chios…
E non in tutta Chios, in una zona di 24 villaggi chiamata “Mastichochoria” (“i Paesi della Masticha”), dove questa meraviglia ha permesso di vivere ai contadini da secoli.
La Masticha viene usata per le sue virtù curative (apparato digestivo), per purificare l’alito (quando si mastica diventa elastica come la gomma, e in effetti è stata chiamata “la prima gomma da masticare della Storia”). Le sultane e principesse turche dell’Impero ne andavano matte appunto per questa sua proprietà aromatica.
Viene usata anche liquida (fonde a 60°), con miele o zucchero; in polvere per aromatizzare confetteria o dolci, in cosmetica per il suo profumo, ed è una delle componenti della famosa bevanda alcolica greca chiamata “Ouzo”, insieme all’anice. All’Ouzo conferisce dolcezza e morbidezza.
Essendo una rarità, raggiunge prezzi abbastanza alti, anche a seconda della raccolta dell’anno. Io l’ho trovata a Patrasso a 90€ al chilo, ma può arrivare anche a costare intorno ai 400€ al chilo.”

Tornando al nostro vino, dopo il viaggio etnico e l’assurdità del pensiero (che ci fa la masticha nella Loira se cresce solo a Chios? Misteri della Fede), lo andiamo ad assaggiare e scopriamo una grandissima freschezza supportata bene dall’alcol e dalla sapidità, una bocca rotonda e minerale che mette in evidenza ancora gli agrumi e che mi fa pensare a una limonaia siciliana. Media lunghezza finale per un vino particolare e non facile ma che mi ha stregato.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alex ha detto:

    Vino per i tintinofili. Credo che “mille sabords” sia una delle bestemmia che dice sempre il capitano Haddock. Forse il colore del vino ha ricordato a Damien Bureau l’album : Tintin è il mistero del vello d’oro. Torniamo sempre alla Grecia 🙂

    Alex

    1. Vite di Vino ha detto:

      Grazie della chicca Alex. Un Tintinofilo. 🙂

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