Lammidia – Rosato 2015

Montepulciano d’Abruzzo (100%) – 13%

Un rosso travestito da rosato o un rosato travestito da rosso? Un roSSato, divertente, giocoso e diretto. Fragoline di bosco e ciliegie, melograno e ribes rosso, petali di fiori primaverili e grani schiacciati di pepe bianco. Freschezza fruttata, fragranza e sostanza. Disseta e scorre via veloce, lasciando -però- un ricordo lungo, allegria e ottimismo. E’ il rosato di Lammidia.

Lammidia – Miscela 2015

Malvasia (60%), Trebbiano d´Abruzzo (30%), Pecorino d´Abruzzo (10%) – 11,5%

La scintilla che accende le nostre emozioni scatta quando avviciniamo il naso al composto. Miscelato alla perfezione, con giusta aromaticità, freschezza e corpo, passa dai sentori terreni e terrosi di radici, erbe officinali, spezie, resine e mandorle alla facilità e la prontezza di un sorso veloce, fresco-salino-amarognolo, carburante che ci fa fare tanti chilometri (e qualche pedalata) sul nostro “Ciao” della memoria.

Lammidia – Frekt 2015

Pecorino d’Abruzzo (100%) – 12%

Commovente estratto della terra abruzzese, di radici amare e timo selvatico, limone spremuto e nespola, fieno bagnato e fiori d’acacia. Ostico ai gagliardetti, sorride come un bambino, sporco di terra, solare e felice. Sorso saldo, minerale, ricco di emozioni, vivo e appagante. Coniuga sapidità, freschezza e morbidezza in un ménage à trois che dà mooolte soddisfazioni. Non sapete quel che vi perdete!

 

Lammidia – Bianco Anfora 2014

Trebbiano d’Abruzzo (100%) – 11%

Punge e risveglia i sensi assopiti; con i limoni spremuti e il cedro, con le erbe amare e le radici, con i fiori di campo e le mandorle..e con l’argilla cotta. Non cerca consensi ma trova amici, quelli veri. Tocca corde sottili, visualizza istantanee mentali di profumi, sapori; impressioni reali. E i colori sbiaditi si riaccendono, la gola secca si rinfresca, il piacere semplice torna, e insieme a quello anche il sorriso spontaneo.

Feudo d’Ugni – Fante 2011

Montepulciano d’Abruzzo (100%) – 14%

“La cucina: il vero regno di mia madre, l’antro caldo della strega buona sprofondato nella terra desolata della solitudine, con pentole piene di dolci intingoli che ribollivano sul fuoco, una caverna d’erbe magiche, rosmarino e timo e salvia e origano, balsami di loto che recavano sanità ai lunatici, pace ai tormentati, letizia ai disperati. Un piccolo mondo venti-per-venti: l’altare erano i fornelli, il cerchio magico una tovaglia a quadretti dove i figli si nutrivano, quei vecchi bambini richiamati ai propri inizi, col sapore del latte di mamma che ancora ne pervadeva i ricordi, e il suo profumo nelle narici, gli occhi luccicanti, e il mondo cattivo che si perdeva in lontananza mentre la vecchia madre-strega proteggeva la sua covata dai lupi di fuori.”* E le spezie masticate, e i frutti rossi schiacciati tra le dita che facevano colare il loro nettare scurissimo, denso e profumato, lungo il braccio; la lingua che leccava, il gusto intenso, saporito, dolce ma anche un po’ astringente, l’occhiata severa di mia madre e le risate sfrenate dei miei fratelli. Chiudo il libro con le cose scritte e quelle non scritte e tiro giù d’un fiato il vino. Sorrido soddisfatto e riempio ancora il calice.

* “La confraternita dell’uva” – John Fante