

Savvatianò in prevalenza
Alcol: 13,5%

È settembre, notte. L’aria è ancora calda ma la terra si rinfresca, e tra i filari di Mesogia si muovono luci tremolanti; sono mani esperte che raccolgono grappoli di Savatiano e Roditis prima che il sole li tocchi. È un gesto antico, silenzioso, quasi devoto. Ogni cassa porta con sé il profumo della notte, della calma e della pazienza. Si aggiunge, poi, la resina di pino, un soffio verde, balsamico, che trasforma la fermentazione in un rito. Il vino che nasce da questo incontro emana la freschezza della pineta al mattino e profuma di agrumi, di erbe aromatiche, di fiori di campo e di pera matura. Il sorso è cremoso ma vivace, di medio corpo e giusta freschezza, e il finale è lungo, accompagnato da quel sottile filo di pino che lo contradistingue. Interessante.
