

Alcol: 11,5%
E’ una guerra
una come le altre
tutte uguali
cambiano solo i poveri cristi
Tra quei poveri cristi
c’è chi ricorda l’odore del carburante che va a fuoco
chi il sapore salato delle lacrime
chi il profumo di un fiore giallo ostinato
chi l’ultima noce messa in bocca prima dell’abisso
chi un contatto visivo con occhi indimenticabili
chi il fruscio degli alberi e lo sciabordio delle onde
chi un bicchiere di vino
e chi più niente
Agnese

Anafi; sperduta nell’Egeo meridionale, oltre Santorini, oltre il traffico delle rotte turistiche, custodisce se stessa con la ferocia quieta di chi non ha mai avuto bisogno di essere scoperto. Sentieri e muretti a secco segnano la terra brulla come cicatrici antiche. Il mare sotto, blu cobalto, il sole che picchia, le pietre che scaldano la terra polverosa, il vento marino che rinfresca. In questo paesaggio che non concede nulla, né acqua, né ombra, né dolcezza, la vite sopravvive. E nel sopravvivere, produce qualcosa di unico, un vino che è fotografia dell’isola, scatto iconico e indelebile. Gaidourià (che si può tradurre in “Asinata”), vitigno particolarmente raro e sotto costante minaccia di estinzione, ci regala poco più di seicento bottiglie di un nettare speciale. Appena versato nel calice porta con sé l’aria di un posto preciso, quell’aria che sa di sale, di luce, di immensità. Il miele -non dolce, ma ceroso, antico, d’alveare- si mescola agli agrumi, agli idrocarburi, alla ginestra e alle erbe aromatiche che crescono selvagge tra i muretti. In bocca è fedele alla promessa e insieme sorprendente. L’acidità alta, quella di un vino che ha combattuto per sopravvivere, non stanca mai, è il nervo che tiene tutto insieme, che dà al vino la sua progressione, il suo carattere, la sua fiera espressività. Il corpo è medio, equilibrato, mai opulento. Ma, e questo è il dettaglio che non dimentichi, c’è una texture cerosa, quasi oleosa, che avvolge il palato con discrezione e rimane impressa a lungo. Anafi non è per tutti, e neanche questo vino. Ma per chi si ferma ad ascoltarlo, racconta un’isola intera, brulla, luminosa, assoluta, in un bicchiere.
