

Khikhvi
Alcol: 13%
Sdraiata in un campo ricco di piante aromatiche
fieno e fiori
vedo le fronde degli alberi come lunghe mani
a prottegermi dai raggi del sole
e il cielo azzurro che fa capolino
profuma di ambra e vite passate
Gli uccelli cantano alla terra
e uomini e donne in lontananza rispondono
Voci e suoni che vengono dal passato
e si mischiano ai fiori e alle erbe
finché tutto si amalgama in un unico tempo
il tempo in cui uomini e natura erano la stessa cosa
e si rispettavano a vicenda
La nostalgia di cose che non ci sono più mi assale
ma posso ancora farne esperienza grazie a questo bicchiere di vino
Agnese

In Kakheti, la gente -da ottomila anni- scava una buca, ci cala una grande anfora di terracotta, la qvevri, e la ricopre di terra. Il vino lì dentro nasce, respira, invecchia, al buio e alla temperatura costante della terra. Ed è lì che il tempo trasforma l’uva in memoria. Non lo toccano per mesi; gli lasciano fare il suo tempo, come si fa con le cose importanti, e quando arriva il momento giusto, lo si offre ai comuni mortali. Una “manciata” di questo Khikhvi “ancestrale” riempie i nostri calici, ci “catapulta” nella terra dove il vino è nato, la Georgia, e ce la racconta; resine fossili, albicocca secca, cachi, radici profonde, erbe conosciute e sconosciute, fiori di campo, fieno, spezie d’Oriente solari, frutta secca e miele amaro. Asciutto al palato, fresco, sapido, strutturato e dalla trama tannica decisa, mostra grande carattere, lunghezza invidiabile e un retrogusto amarognolo che stimola la salivazione e la voglia di riempire ancora il calice per gustarlo lentamente. Meditativo.
