Frank Cornelissen – Contadino *undicesima edizione* 2013

Nerello Mascalese in prevalenza, altre uve locali, bianche e rosse – 13,5%

“La nostra filosofia di coltivazione è fondata sul principio che l’uomo è incapace di capire la Natura nella sua totalità, la sua complessità e le sue interazioni. Abbiamo scelto di osservare per imparare dai vari passaggi e cambiamenti energetici e cosmici di Madre Natura perché preferiamo seguire le indicazioni che essa ci dà piuttosto che decidere noi cosa fare e non fare. Di conseguenza questa scelta ci ha portato ad evitare di arare la terra e qualsiasi altro tipo di trattamento chimico, tradizionale, biologico oppure bio-dinamico, perché rimangono degli interventi dell’uomo che dimostrano la sua incapacità ad accettare ed interpretare la Natura come è, e come sarà. La divina capacità di comprendere la complessità dell’universo non appartiene all’uomo, il quale ne fa solo parte. Anche se sempre più l’uomo, alimentando il suo egoismo, ha la pretesa di sentirsi Dio modificando il delicato equilibrio di Madre Terra, per motivi di produttività con conseguenze deleterie per tutta l’umanità.”

Frank Cornelissen


Chi è costui? Belga, importatore e distributore di vini, rimane incantato dall’Etna e dal Nerello Mascalese e nel 2000 si stabilisce a Solicchiata; affitta dei vigneti arrampicati sui pendii del vulcano, fonda la sua cantina e comincia a produrre vino. La sua filosofia l’avete conosciuta qui sopra e viene racchiusa in una frase che troviamo sull’etichetta: “Senza l’aggiunta di qualsiasi altro prodotto”. La scelta di far esprimere la natura senza forzarla minimamente, lo spinge a macerare le uve in contenitori di plastica e farle maturare in giare vetrificate interrate (contenitori “neutri”). Il vino che andiamo a conoscere è -a detta di Cornelissen- “umile, semplice”, un assemblaggio di Nerello Mascalese per quasi 80% e altre uve locali, sia nere che bianche. Il “Contadino” sì che è un vino in evoluzione; il suo colore, inizialmente cerasuolo acceso, si scurisce nel corso della serata. Avvicinando il naso al calice si rimane un po’ interdetti; la ricerca degli aromi non dà un gran risultato, la roccia vulcanica dice “presente” ma, a parte una certa vinosità, non capto altro. Capisco che non devo cercare un bel niente, mi rilasso e aspetto, “ascolto”. La pazienza ripaga sempre e, dopo l’iniziale timidezza, il “Contadino” con estrema delicatezza comincia a sorridermi e raccontarmi la sua storia. Mi parla del suo giardino con i suoi ciliegi, le fragoline, le rose e le violette profumate e quelle erbe mediterranee, tanto “sottili” quanto inebrianti. Acidulo e sapido, asciutto e dal corpo medio, con tannini vivaci e alcol giusto, diverte inizialmente e fa riflettere poi (che cos’è il vino?). La voglia di riempire il calice aumenta in modo esponenziale, la sua semplicità e schiettezza ti conquista, diventa profondità, diventa IL VINO.

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