Su e giù per le gobbe del Collio, parte quarta: Damijan Podversic

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Aristotele diceva che la natura non fa nulla di inutile (ma l’uomo si, aggiungo io). Nella nostra conversazione con Damijan Podversic viene fuori questo argomento. “La natura sta bene da sola, si autoalimenta, ha le energie giuste, si equilibra da sola. Steiner, nell’Antroposofia, si è fermato all’alimentazione del corpo, al bisogno della sopravvivenza nella natura, quindi, la filosofia che segue questo percorso segue l’uomo, inserendolo al concetto di natura. L’agricoltura, invenzione dell’uomo, in realtà, è un difetto per la terra; noi quando andiamo ad arare, creiamo dei dissesti. Steiner ha studiato come far coesistere l’uomo (l’agricoltura) e la natura, cioè i modi giusti per la semina per lasciare il terreno vivo, farlo respirare e far stare bene le piante. Questo è il percorso che è stato fatto in un concetto di alimentazione, quindi agricoltura. Non è mai stato intrapreso, invece, il percorso del vino che, se si usa come alimento, può diventare un problema essendo una droga. Il vino è qualcosa di diverso, è la bevanda spirituale, è il cibo dell’anima. Non deve essere banalizzato ma elevato. Nell’agroalimentare si usano tre cose per far si che la persona provi piacere: grassi, zucchero e sale. In questo modo vengono appagate le papille gustative, sembra di mangiare bene, ma in realtà il cibo appesantisce. In modo simile, nel vino si usano tre cose per farlo piacere: il freddo, la bollicina e il residuo zuccherino. Questi tre elementi fanno bere il vino senza domandarsi cosa si beve. Questo è un peccato, non si ha bisogno di bere vino, bisogna godere con il vino”.

Come si fa a fare un grande vino? “Per fare un grande vino servono tre cose: una grande terra, un grande vitigno e, la cosa più difficile, fare un seme maturo. Se il seme è maturo, l’uva è matura. Io non ho bisogno di fare analisi chimiche per vedere se l’uva è matura, me lo dice il seme, me lo dice la buccia. Una volta raccolta l’uva, arriviamo in cantina, diraspiamo e pigiamo, poi l’uva entra in tini troncoconici e partono le fermentazioni naturalmente. L’uva rimane lì dentro per tre mesi e diventa vino insieme ai semi e le bucce. Poi, aspettiamo le lune ideali, cerchiamo le forze basali, quando tutto è calmo, per fare i travasi. Successivamente, il vino permane in botti grandi (da 20-30 ettolitri) con doghe molto spesse per tre anni ed entra in bottiglia senza nessun tipo di chiarificazione o filtrazione per stare fermo un ulteriore anno prima di essere commercializzato”.

Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Malvasia, Nekaj (vuol dire “qualcosa” in Sloveno, visto che il Tokaj non può esserci, “qualcosa” ci sarà!), Kaplja (Chardonnay, Friulano, Malvasia) e Prelit (Merlot, Cabernet Sauvignon) sono i vini di Damijan, vini dell’anima, sospesi tra cielo e terra, tra umano e divino.

 

 

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alex ha detto:

    Il post mi ha fatto pensare ad un anedotto ai tempi di Napoleone. Dopo una battaglia, c’era questo generale russo che si mandava giù del vino francese come se fosse della vodka. Allora, qualcuno inorridito gli ha detto. Generale, non si beve il vino così! E il tizio di spiegare al generale tutte le tappe della degustazione di un vino: l’analisa visiva, olfattiva…ecc….Il russo comincia a perdere pazienza. Va bene, va bene, ho capito e adesso possiamo berne di questo vino. No generale, adesso ci sediamo intorno ad una tavola e ne parliamo. 😉

    Alex

    1. Vite di Vino ha detto:

      🙂 🙂 Bellissima!

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