Santorini – Visita a Haridimos Hatzidakis

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Santorini, l’antica Thera, è un’isola vulcanica, originariamente circolare, che, in seguito ad una eruzione avvenuta intorno al 1627 a.C., ha visto sprofondare la parte centrale contenente il cratere, per un diametro di 10 km, formando così la famosa “Caldera”. Ma Santorini non è semplicemente un’isola, è un piccolo arcipelago. Infatti, oltre a Santorini troviamo altre quattro isole: l’abitata Therassia, l’Aspronissi, la Palaià Kamèni (vecchia bruciata) che per prima si è formata dopo l’esplosione e la Nèa Kamèni, formatasi dopo e contenente un vulcano ancora attivo (ultima eruzione nel 1956). La particolare formazione del suolo e il microclima rendono quest’isola luogo ideale per la produzione di vino e ci consegnano Il Vigneto di Santorini.


Sono le 10 del mattino e mi sto dirigendo verso Pyrgos Kallìstis, nella parte centrale dell’isola. Vado a visitare la Tenuta di Haridimos Hatzidakis, piccolo produttore di cui nutro grande stima per la serietà con cui lavora e per l’amore con cui tratta la sua terra. Sono un po’ inquieto perché dal finestrino dell’auto vedo l’isola “avvolta” in una nube densa dai colori bianco-grigiastri e penso ad un incendio, ma non c’è odore di bruciato e la gente del posto non sembra affatto preoccupata. Dopo un po’ di ricerca per localizzare la Tenuta, mi trovo davanti ad un cartello che annuncia il mio arrivo.”La Tenuta” si materializza davanti a me nella veste di un container (che poi scoprirò essere l’ufficio di Hatzidakis) e una rete, tesa su pali, che fanno ombra ad alcuni macchinari. Intorno a me vigne con le viti intrecciate a “canestro”.

Mi viene incontro Kostas Stamou, agronomo. Sorridente e paziente, mi spiega che tutto comincia nel 1996, quando Hatzidakis recupera un vigneto abbandonato della famiglia della moglie Konstantina (andata via dall’isola dopo il terremoto del 1956) e comincia a produrre vino usando metodi biologici e biodinamici. Haridimos, originario di Creta, è enologo ed agronomo, con una grande passione per il suo lavoro. In fondo al vigneto nota una grotta (che una volta faceva da stalla agli animali della famiglia) e la trasforma in “Canava” , infatti, solo ora noto le poche scale che scendono nella Canava, a fianco del container. Kostas mi accompagna all’interno mentre un indaffarato Hatzidakis si sbraccia parlando al telefono e si infila dentro un pick-up pieno di ferraglia. Mi trovo dentro una grotta interrata, trasportato all’istante in un secolo passato. E’ magico trovarsi qui e degustare dei vini (che in parte conosco) eccezionali, commoventi, pieni di vita, armonia, carattere. Ne ho fatto una scorta e ne parlerò singolarmente dei capolavori di questo artista, perché di questo si tratta, arte liquida. Prima di andare via voglio capire cos’era quella nube che ho visto arrivando e lo chiedo a Kostas. Un largo sorriso si apre sul suo volto, “è la nostra fortuna”, dice, “è umidità. Così le nostre vigne non hanno bisogno mai di acqua, vengono bagnate lentamente in modo naturale, e poi l’umidità penetra nel terreno e viene trattenuta dalla pomice, così le radici possono stare tranquille”.

Un’ultima foto con Haridimos e Kostas e sono in partenza per nuovi lidi.

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